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31 Agosto 2018 alle 14:16 in risposta a: Come varia l’inquinamento dell’aria durante il giorno? #2701
L’andamento dell’inquinamento durante il giorno può essere rivelatore dell’esposizione ordinaria dei residenti e di come un luogo si differenzia da un altro. In Europa, grandi città come Londra e Parigi si distinguono per l’inquinamento diurno, costantemente superiore alle linee guida dell’OMS. New York e diverse altre città americane hanno un’aria molto più pulita, in parte perché il carburante diesel è meno comune negli Stati Uniti. In queste città, l’inquinamento tende a salire rapidamente al mattino, ed è più basso nel cuore della notte. Di notte c’è meno inquinamento atmosferico perché ci sono meno auto in circolazione e meno fabbriche che lavorano. Tuttavia, nelle città cinesi più grandi, il pomeriggio ha i livelli più bassi di PM 2,5 e, in contrasto con l’intuizione di molte persone, la notte ha l’aria peggiore in diverse di esse. Invece, i flussi e riflussi nel livello di inquinamento durante il giorno variano invece da città a città. In alcune, i residenti potrebbero essere in grado di ridurre la loro esposizione all’inquinamento cambiando le proprie abitudini quotidiane, come il pendolarismo, ad es. andando a lavorare un’ora prima. Vi sono anche persone che passeggiano o si allenano all’aperto negli orari in cui il particolato è minimo per evitare il peggior inquinamento. Perciò, avere centraline che monitorano l’inquinamento in tempo reale e orario, come ad es. quelle della rete “Che aria tira?”, è essenziale.
31 Agosto 2018 alle 14:13 in risposta a: Gli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico #2698Secondo i dati disponibili, i principali effetti tossici dell’esposizione agli inquinanti atmosferici sono principalmente sui sistemi respiratorio, cardiovascolare, oftalmologico, dermatologico, neuropsichiatrico, ematologico, immunologico e riproduttivo. Tuttavia, la tossicità molecolare e cellulare può anche indurre una varietà di tumori a lungo termine, a cominciare da quello al polmone. Numerosi studi sperimentali ed epidemiologici hanno dimostrato l’associazione diretta tra esposizione agli inquinanti atmosferici e malattie cardiache. L’inquinamento atmosferico dovuto al traffico, in particolare l’esposizione a livelli elevati di NO2, è associato a ipertrofia ventricolare destra e sinistra. La pelle è un organo bersaglio per l’inquinamento, in cui l’assorbimento di inquinanti ambientali da questo organo è equivalente all’assorbimento respiratorio. La ricerca sulla pelle ha dimostrato che gli inquinanti atmosferici legati al traffico – in particolare gli IPA, i COV, gli ossidi e il particolato – influenzano l’invecchiamento della pelle e causano macchie pigmentate sul viso, oltre ad avere un ruolo sull’incidenza dell’autismo e sui relativi disordini nel feto e nei bambini. Alcuni studi hanno dimostrato che esistono relazioni tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico e la dimensione della testa del feto nella tarda gravidanza, la crescita fetale, e il basso peso alla nascita.
Se sei spesso bloccato dietro un autobus o un taxi, o peggio dietro furgoni e auto diesel che emettono sostanze cancerogene che finiscono nei tuoi polmoni, andare in bici in una grande città inquinata non è un’opzione salutare. La maggior parte del pericolo nelle aree urbane è rappresentata dai veicoli con motore diesel, che emettono particelle temibili per la salute come il “black carbon”. Tuttavia, vi sono una serie di misure che i ciclisti possono adottare per limitare la loro esposizione: dall’assumere percorsi più tranquilli al muoversi in particolari momenti della giornata. In un esperimento compiuto a Londra, un autista di ambulanza, un corriere in bicicletta – hanno trascorso lo stesso periodo di 24 ore dotati di un tracker GPS e di uno strumento per misurare la loro esposizione al black carbon. Il corriere in bici è risultato essere meno esposto del conducente dell’ambulanza, durante l’orario di lavoro. In effetti, il conducente dell’ambulanza è in una scatola chiusa, e se non attiva il ricircolo dell’aria nell’abitacolo respira anch’egli i gas emessi dai veicoli diesel davanti a lui. Tuttavia, l’esperimento misurava l’esposizione, non il dosaggio, e un ciclista probabilmente respirerà più pesantemente, il che potrebbe aumentare la quantità di black carbon respirato e assorbito dall’organismo.
Sì, l’aumento dell’effetto serra, notoriamente responsabile del riscaldamento globale e del cambiamento climatico, favorisce l’assottigliamento dell’ozono stratosferico e l’allargamento del buco dell’ozono. Le osservazioni mostrano che con l’aumentare dei gas serra e il riscaldamento nella bassa atmosfera (troposfera), si verifica un raffreddamento nell’atmosfera superiore (stratosfera). In gran parte perché il calore dalla superficie terrestre che normalmente viaggerebbe attraverso la troposfera e la stratosfera, per fuggire infine nello spazio, ora viene intrappolato (o confinato nella troposfera). Dunque, i gas che intrappolano il calore contribuiscono a creare le condizioni di raffreddamento nell’atmosfera che portano alla riduzione dell’ozono. I gas serra assorbono il calore a quote relativamente basse e riscaldano la superficie, ma hanno l’effetto opposto a quote più elevate perché impediscono il riscaldamento. In una stratosfera più fredda, la perdita di ozono crea un effetto di raffreddamento che si traduce in un ulteriore esaurimento dell’ozono. Le radiazioni UV rilasciano calore nella stratosfera quando reagiscono con l’ozono. Con meno ozono viene rilasciato meno calore, amplificando il raffreddamento nella bassa stratosfera e migliorando la formazione di nubi stratosferiche polari che riducono lo strato di ozono, specialmente vicino al Polo Sud.
31 Agosto 2018 alle 14:04 in risposta a: Quali sono le conseguenze sulla salute dell’inquinamento urbano? #2689Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’inquinamento atmosferico urbano – composto soprattutto da particolato, ozono a livello del suolo, monossido di carbonio, ossidi di zolfo, ossidi di azoto e metalli pesanti – può influenzare la nostra salute in molti modi, con effetti sia a breve che a lungo termine. L’inquinamento atmosferico urbano all’aperto aumenta il rischio di malattie respiratorie acute (ad es. polmonite) e croniche (ad es. cancro ai polmoni) e di malattie cardiovascolari; ma anche di complicanze neuropsichiatriche, irritazione agli occhi, malattie della pelle. Altri effetti, in particolare sui polmoni, sono rilevabili solo strumentalmente con esami sofisticati. Diversi studi scientifici hanno rivelato l’associazione diretta tra esposizione alla scarsa qualità dell’aria e aumento del tasso di morbilità e mortalità, in gran parte dovuto a malattie cardiovascolari e respiratorie. L’inquinamento atmosferico è considerato il principale fattore di rischio ambientale nell’incidenza e nella progressione di alcune malattie come l’asma, il cancro del polmone, l’ipertrofia ventricolare, il morbo di Alzheimer e di Parkinson, le complicazioni psicologiche, l’autismo, la retinopatia, la crescita fetale e il basso peso alla nascita. Gli effetti sulla salute più gravi si osservano tra coloro che sono già malati.
31 Agosto 2018 alle 14:01 in risposta a: Le piante e gli alberi possono ridurre l’inquinamento nelle città? #2686Alcuni studi hanno suggerito l’idea che piantare alberi su strade altamente inquinate possa ridurre l’inquinamento. Tuttavia, non ci sono molte prove che ciò funzioni e, anzi, diversi studi dicono che non aiuta affatto! L’effetto di “inverdimento” è infatti quantitativamente molto piccolo rispetto alla dimensione del problema e in alcune circostanze potrebbe addirittura peggiorare le cose. Gli alberi piantati sul ciglio della strada possono sì limitare la dispersione degli inquinanti lontano dalla strada ma, viceversa, potrebbero anche non far andare gli inquinanti nella direzione “giusta”, accumulandoli e facendoli respirare di più ai pedoni. Nelle strade alberate, durante la fioritura, le piante possono creare un bel “tetto verde” ma proprio per questo impedire agli agenti inquinanti di sfuggire dalla strada, e la qualità dell’aria può esserne notevolmente influenzata. Inoltre, alcune piante emettono un alto livello di composti organici volatili (COV) durante i mesi estivi che contribuiscono alla generazione di ozono, una forma di inquinamento. Piantare più alberi può dunque essere popolare perché è più facile che legiferare contro chi crea l’inquinamento, e gli alberi fanno davvero sentire psicologicamente meglio, ma i potenziali impatti sulla qualità dell’aria urbana sono stati sopravvalutati e non sono certo la soluzione.
I motori diesel usano meno carburante e più aria per ottenere le stesse prestazioni di un motore a benzina, tuttavia hanno problemi con le emissioni tossiche, quelle immediatamente dannose per l’uomo. Un motore diesel produce ossidi di azoto (NOₓ) che includono il tossico biossido di azoto (NO₂), il protossido di azoto (N₂O) e l’ossido nitrico (NO), che reagiscono con l’ossigeno per formare NO₂. In una macchina a benzina, questi possono essere ripuliti da un convertitore catalitico a tre vie in modo che emetta in media circa il 30% in meno di NOₓ rispetto a un’automobile diesel, senza post-trattamento. Ma soprattutto, il particolato fine che i motori diesel producono causa anche il cancro e può avere effetti respiratori acuti. I filtri antiparticolato negli scarichi delle auto possono ridurre le emissioni di particolato di oltre il 90%, ma richiedono buone condizioni operative e una manutenzione regolare. Possono anche produrre più biossido di azoto, rendendo il diesel una delle principali fonti di questo gas tossico. Per la maggior parte delle auto costruite negli ultimi 20 anni che possono ancora essere utilizzate, la benzina è meno inquinante, in generale, rispetto al diesel. Le auto a benzina richiedono anche meno manutenzione per mantenerle in grado di funzionare a quel livello. Per questo alcuni governi stanno cercando di scoraggiare il loro uso o addirittura di bandirle totalmente dalle aree urbane.
31 Agosto 2018 alle 13:54 in risposta a: Come prevenire l’impatto dell’inquinamento sulle città? #2680Finora sono state messe a punto molte strategie per cercare di mitigare l’inquinamento atmosferico urbano: dall’introduzione di cosiddette “congestion charge” – un pedaggio per accedere alle zone centrali delle grandi città – agli imponenti divieti di certi tipi di automobili, alla promozione di veicoli elettrici per fornire più zone senza auto. L’idea è che, se non puoi scappare in campagna, puoi invece portare la campagna in città. Oggi le città possono identificare le loro principali fonti di inquinamento dell’aria esterna ed attuare tante politiche note per migliorare la qualità dell’aria, come ad esempio: la promozione dei trasporti pubblici, a piedi e in bicicletta (piuttosto che il trasporto affidandosi a veicoli privati); la promozione di centrali elettriche che utilizzano fonti rinnovabili totalmente pulite (dunque non biogas, biomasse o carbone) e miglioramenti nell’efficienza energetica degli edifici e della produzione industriale. Inoltre, l’uso di un monitoraggio efficace per valutare e comunicare l’impatto degli interventi è uno strumento importante per affrontare il problema dell’inquinamento urbano. Può anche aiutare a guidare l’azione politica che apporta benefici per la salute, il clima e l’ambiente. Infine, l’implementazione di centraline che misurano in tempo reale il valore degli inquinanti in città è essenziale.
L’industria della biomassa – che comprende in senso lato anche le stufe e le caldaie a pellet domestiche e che è cresciuta molto negli ultimi anni in Italia, complici incentivi del tutto ingiustificati dal punto di vista economico e ambientale – rilascia non solo milioni di tonnellate di gas serra, ma anche tonnellate di particelle di fuliggine che possono scatenare attacchi di asma e di cuore, oltre a sostanze cancerogene e inquinanti che producono smog. Bruciare il pellet produce fuliggine (inquinamento da particolato fine che innesca l’asma e attacchi cardiaci), i temibili composti organici volatili (che contribuiscono allo smog e sono cancerogeni), ossido di azoto (che sono tossici) e anidride carbonica (che contribuisce al riscaldamento globale). Ce n’è abbastanza per capire come non sia una buona idea usare il riscaldamento a pellet in generale, ma in particolare nelle città e nei paesini, dove inquina l’aria che respiriamo in modo pericoloso. Numerosi studi comparati hanno mostrato che, dove si è passati dal riscaldamento a biomassa ad es. a quello elettrico, vi è stata una diminuzione significativa (dell’ordine del 10%, ovvero un effetto più che evidente) di problemi cardiaci, di mortalità fra gli anziani ed i bambini hanno avuto meno asma, infezioni respiratorie e mal di gola.
La dispersione degli inquinanti atmosferici dipende principalmente dai processi fisici dell’aria, dal vento e più in generale dal meteo. La distanza tra gli inquinanti atmosferici dipende principalmente dalla dimensione delle particelle dei composti e dall’altezza alla quale l’inquinamento è stato emesso nell’aria. I fumi che vengono emessi nell’aria attraverso alte ciminiere si mescolano all’aria in modo che le concentrazioni locali non siano molto elevate. Tuttavia, il vento trasporterà i composti e l’inquinamento diventerà molto dispersivo. La pioggia può rimuovere gli inquinanti dall’aria. Ciò causa precipitazioni e conseguentemente inquinamento del suolo e delle acque. Per le agenzie ambientali è molto importante determinare esattamente come si diffonde un inquinante atmosferico. L’aria non è un mezzo molto complesso. Questo ci consente di prevedere la dispersione di inquinanti atmosferici con modelli elaborati al computer. In un modello computerizzato, la dispersione viene calcolata mediante diversi parametri, come velocità del vento, direzione del vento, temperatura, umidità dell’aria e nuvolosità. Queste previsioni sono di grande importanza, in particolare, quando si tratta di nubi tossiche o di radiazioni radioattive, perché queste sono un notevole pericolo per la salute umana e perché gli abitanti delle aree inquinate devono essere avvertiti in caso di emergenza.
Sì. Il cancro al polmone è il principale cancro collegato alle emissioni dei motori diesel. Diversi studi su lavoratori esposti ai gas di scarico diesel hanno mostrato piccoli ma significativi aumenti del rischio di cancro ai polmoni. Gli uomini con le esposizioni più forti e più prolungate – come i lavoratori delle ferrovie, gli operatori di attrezzature pesanti, i minatori ed i conducenti di camion – sono stati trovati ad avere più alti tassi di mortalità per cancro del polmone rispetto ai lavoratori non esposti. In base al tempo di esposizione al lavoro e alla quantità di gas respirata, i gas di scarico diesel possono dunque rappresentare un notevole rischio per la salute. Per queste ragioni, alcune agenzie internazionali specializzate hanno classificato i gas di scarico del diesel come cancerogeni. La principale è l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il suo principale obiettivo è identificare le cause del cancro. La IARC classifica lo scarico del motore diesel come “cancerogeno per l’uomo”, sulla base di prove sufficienti del fatto che è collegato ad un aumentato rischio di cancro ai polmoni. La IARC rileva inoltre che vi sono “alcune prove di un’associazione positiva” tra il gas di scarico diesel e il cancro alla vescica.
31 Agosto 2018 alle 13:42 in risposta a: L’inquinamento dell’aria può accumularsi nei polmoni? #2668La risposta breve è sì. In generale, gli inquinanti gassosi possono essere nocivi per la nostra salute poiché partecipano allo scambio di gas durante ogni respiro che prendiamo. Ad esempio l’ozono, un potente ossidante, può causare un sacco di danni alle pareti cellulari nei polmoni. Tuttavia, non vengono conservati nel corpo e solitamente vengono escreti. Il particolato fine (PM10 e PM2,5) e ultrafine, invece, si accumula nei polmoni (come del resto avviene nel caso del fumo di sigaretta). Il tasso di accumulo dipende, oltre che dalla durata e dall’intensità dell’esposizione, anche dalla capacità polmonare (per esempio un bambino piccolo, uomo, donna) e se la persona respira più superficialmente o profondamente. Mentre le particelle più grandi del particolato – le polveri sottili – vengono filtrate nel tratto respiratorio (che include le narici, le vie aeree e i polmoni), le particelle più fini si depositano nei nostri polmoni e si accumulano per un periodo prolungato. Un contatto così prolungato con l’inquinamento può causare l’inizio di malattie polmonari croniche. Infatti, tecnicamente parlando anche il vapore acqueo nell’aria è particolato, ma generalmente quando parliamo di particolato nel contesto della salute e dell’inquinamento atmosferico, intendiamo fuliggine, solfati, nitrati, metalli, etc.
Parecchio. Un recente studio scientifico mostra molto bene come la combustione domestica del legno peggiori la qualità dell’aria nelle città del Regno Unito. La combustione del legno aggiunge tra il 24% e il 31% all’inquinamento particellare – ovvero da particolato – emesso a Birmingham e Londra. Molte persone pensano che questa sia una forma innocua di riscaldamento, ma non lo è. In effetti, è spesso difficile vedere l’impatto di un inquinante fino a quando non viene portato via. Questo è esattamente ciò che altri ricercatori hanno fatto, come illustrato da 3 altri studi. Tra il 2005 e il 2007, sono state sostituite 1.110 vecchie stufe a legna nella cittadina di Libby, nel Montana. L’inquinamento da particolato durante l’inverno è diminuito del 28% e i bambini hanno avuto meno respiro sibilante, infezioni respiratorie e mal di gola. Dopo aver vietato la combustione del legno in 100 dei giorni più inquinati della San Joaquin Valley in California nel 2012, tra il 7% e l’11% di anziani in meno sono stati ricoverati in ospedale con diversi tipi di problemi cardiaci. Infine, l’inquinamento da particolato è crollato del 40% a Launceston, in Tasmania, quando il riscaldamento di molte case a legna è stato convertito in elettrico. I tassi di mortalità negli over 65 sono diminuiti di circa il 10%, un effetto più evidente negli uomini. Al contrario, non c’erano cambiamenti di salute corrispondenti nella vicina Hobart, che era al di fuori del programma di conversione.
Se l’atmosfera nell’emisfero settentrionale è molto più inquinata di quanto non sia nell’emisfero meridionale, perché c’è un buco nell’ozono nell’emisfero sud e non in quello nord? Ciò farebbe pensare che non vi sia un legame con l’inquinamento, e invece no. I fumi di scarico delle automobili e le sostanze chimiche che riducono l’ozono prodotte a Milano, New York e Tokyo si riversano nell’atmosfera, dove vengono spazzati via verso l’equatore e l’emisfero meridionale meno inquinato. Fortunatamente, la maggior parte di questo inquinamento dell’emisfero boreale viene messo in quarantena dal cosiddetto equatore chimico, un confine meteorologico naturale nei tropici. All’equatore, c’è molta aria in movimento verso l’alto e precipitazioni che lavano via le sostanze chimiche prima che possano arrivare dall’emisfero nord all’emisfero meridionale. Tuttavia, il motivo per cui abbiamo un buco nell’ozono meridionale invece di uno settentrionale non è dovuto alla quantità di inquinamento atmosferico ma alla temperatura. La stratosfera nell’emisfero sud – lo strato di atmosfera in cui si trova lo strato di ozono, da 15 a 50 chilometri sopra la superficie terrestre – è di circa 5 °C più fredda che nell’emisfero nord. Si ha più ghiaccio nella stratosfera nell’emisfero sud, rendendo più potenti le sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono. Ciò porta a quella disparità tra gli emisferi per quanto riguarda l’assottigliamento dell’ozono, poiché non è il livello di sostanze chimiche ad essere determinante, ma la capacità di queste sostanze chimiche di impoverire l’ozono.
L’aria che respiriamo ha un impatto sulla crescente incidenza di allergie e asma? La febbre da fieno era rara in Giappone prima della seconda guerra mondiale. Tuttavia, l’allergia ai pollini è ormai comune e colpisce soprattutto chi vive nelle città giapponesi e vicino alle autostrade. Le allergie sono più comuni anche nei paesi altamente sviluppati nel Nord America e in Europa e meno comune nei paesi del Terzo Mondo. Ciò suggerisce che ci deve essere qualcosa sulla vita urbana moderna che promuove l’allergia. L’inquinante indoor di gran lunga più importante è il fumo di tabacco, che è fortemente associato alla sensibilizzazione allergica, all’asma e ad altre malattie respiratorie. L’esposizione al fumo determina la maggiore capacità del corpo di produrre IgE (l’anticorpo dell’allergia), che si attacca agli allergeni (ad esempio polline, acari della polvere e peli). La risposta IgE è un fattore scatenante delle reazioni allergiche. Il fumo dei genitori aumenta il rischio che i loro bambini abbiano molte malattie respiratorie, tra cui bronchite, tosse cronica e asma. Gli inquinanti atmosferici comuni, come l’ozono, il biossido di zolfo e il biossido di azoto, probabilmente agiscono più come irritanti che come promotori della sensibilizzazione. Può anche esserci un’associazione fra le particelle di scarico diesel e l’aumento in tutto il mondo delle allergie respiratorie. È stato dimostrato che lo scarico dei diesel aumenta la capacità di produrre anticorpi IgE in risposta all’esposizione agli allergeni.
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